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Processo del Lavoro. Commento alla recente pronuncia della Cassazione sulla tempestività dell'interruzione della prescrizione notificata a mezzo lettera raccomandata

ago 11

Inviato da:
11/08/2008 0.24  RssIcon

Con sentenza n. 17644 del 27 giugno 2008  la Cassazione, chiamata a pronunciarsi sul momento in cui opera l'interruzione della prescrizione a seguito di un atto stragiudiziale di messa in mora notificato a mezzo lettera raccomandata, consegnata all'ufficio postale tempestivamente e pervenuta al destinatario oltre il termine di prescrizione del diritto (nella specie, differenze di retribuzione e trattamento di fine rapporto), ha affermato che l'atto stragiudiziale di messa in mora ha carattere recettizio e, come atto di natura negoziale, produce i propri effetti dal momento in cui perviene a conoscenza del soggetto cui è destinato (art. 1334 Cod. Civ.), e si reputa conosciuto nel momento in cui giunge all'indirizzo del destinatario (art. 1335 Cod. Civ.).
La sentenza in parola, nel rigettare il ricorso del lavoratore, ha disatteso la lesione di un principio  di costituzionalità affermata  dal ricorrente, secondo cui, ai fini del giudizio sulla tempestività dell'interruzione, si doveva fare riferimento non alla data di ricevimento della lettera, ma a quella della consegna all'ufficio postale, a tal fine richiamando la recente giurisprudenza della Corte Costituzionale (sentenza n. 477/2002) e della Suprema Corte, secondo cui la notifica di un atto giudiziario a mezzo posta deve ritenersi perfezionata, a tutti gli effetti, con la sua presentazione all'ufficio notifiche; ne deriverebbe un'immotivata disparità di trattamento tra gli atti notificati a mano dall'ufficiale giudiziario e gli atti giuridici, quale appunto la lettera di interruzione della prescrizione, spediti a mezzo di raccomandata. La Corte Suprema ha ritenuto che la sollevata questione di costituzionalità è manifestamente infondata: con sentenza n. 477 del 20-26 novembre 1977, infatti, la Corte Costituzionale ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale del combinato disposto dell'art. 149 del codice di procedura civile e dell'art. 4, comma terzo, della Legge 20 novembre 1982 n. 890 (notificazioni di atti a mezzo posta e di comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari), nella parte in cui prevede che la notificazione si perfeziona, per il notificante, alla data di ricezione dell'atto da parte del destinatario anziché a quella, antecedente, di consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario". Testualmente risulta tuttavia, secondo la Cassazione, che l'illegittimità parziale della norma sulle notificazioni a mezzo del servizio postale è stata dichiarata innanzi tutto per violazione dell'art. 24 della Costituzione, ossia per mancato rispetto del diritto alla difesa in giudizio, esigenza che non sussiste quando quello trasmesso a mezzo del servizio postale sia un atto stragiudiziale. Il legislatore, secondo la Suprema Corte, ha scelto, non irragionevolmente, di privilegiare, sotto questo aspetto, l'interesse del destinatario alla certezza del diritto (a sapere cioè se la prescrizione sia stata tempestivamente interrotta, oppure il rapporto sia ormai definito), rispetto all'interesse contrapposto del mittente ad interrompere la prescrizione: il mittente ha la possibilità di agire con la dovuta tempestività, e, per effetto del coordinamento tra gli artt. 1334 e 1335 cod. civ., non è strettamente necessario che l'interruzione sia effettivamente conosciuta dal destinatario, ma che la richiesta pervenga al suo indirizzo in tempo utile.
 

> Lavoro - Prescrizione - Interruzione - Notifica a mezzo raccomandata - Atto stragiudiziale

> L'interruzione della prescrizione notificata a mezzo di lettera raccomandata costituisce atto stragiudiziale di messa in mora dal carattere recettizio; come atto di natura negoziale, produce i propri effetti dal momento in cui perviene a conoscenza del soggetto cui è destinato (art. 1334, Cod. Civ.), e si reputa conosciuto nel momento in cui giunge all'indirizzo del destinatario (art. 1335, Cod. Civ.).
 

CASSAZIONE CIVILE, SEZ. LAVORO, 27 giugno 2008, n. 17644
 
MATTONE Sergio - Presidente
MONACI Stefano - Estensore
NARDI Vincenzo - P.M.
A. A. c. ALITALIA LINEE AEREE ITALIANE S.P.A.
 
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con separati ricorsi, poi riuniti, una serie di dipendenti dell'Alitalia S.p.A., chiedevano che venisse accertata la natura retributiva delle indennità corrisposte durante la permanenza all'estero, della maggiorazione per lavoro notturno - abitualmente svolto in turni prestabiliti - e del compenso per lavoro straordinario continuativo considerando queste voci retributive utili ai fini dell'inserimento nella base di calcolo della tredicesima e della quattordicesima mensilità, del compenso per le festività, dell'indennità di anzianità, e del trattamento di fine rapporto.
Chiedevano, inoltre, che venisse accertata la natura retributiva del premio di produzione, e l'illegittimità della mancata corresponsione, a partite dall'ottobre 1982 con condanna della convenuta dell'importo di L. 35.000 per 14 mensilità, ed infine che venisse accertato che l'Alitalia aveva violato i principi di correttezza e buona fede per il periodo successivo all'ottobre 1982, condannando la società al risarcimento del danno subito dai ricorrenti.
Il giudice di primo grado dichiarava prescritti i crediti azionati dal signor M. G., nonchè quelli concernenti l'incidenza del trattamento estero sulla base di calcolo delle mensilità aggiuntive e del compenso per le festività; dichiarava il diritto dei ricorrenti in servizio al 31 maggio 1982 al computo del cosiddetto straordinario continuativo e del compenso per lavoro notturno ai fini dell'indennità di anzianità e del trattamento di fine rapporto, rigettando le altre domande.
Con sentenza n. 4690/03, in data 23 settembre 2003/3 febbraio 2004, la Corte d'Appello di Roma rigettava l'appello dai lavoratori, accoglieva, invece, parzialmente l'impugnazione della società rigettando le domande dei signori F. S. e F. A.;
rigettava la domanda relativa all'inclusione del compenso per lavoro straordinario nella base di calcolo dell'indennità di anzianità, confermando per il resto la sentenza impugnata.
Avverso la sentenza di appello, che non risulta notificata, gli attuali ricorrenti hanno proposto ricorso per cassazione, con sei motivi di impugnazione, notificato, in termini, il 2 febbraio 2005.
Resiste la società Alitalia Linee Aeree italiane s.p.a. con controricorso notificato, in termini, il 10 marzo 2005.
 
MOTIVI DELLA DECISIONE
1.1. Con il primo motivo di impugnazione i ricorrenti lamentano la violazione e falsa applicazione dell'art. 149 c.p.c. e art. 2943 c.c., oltre che della normativa sul servizio postale" e deducono una eccezione di costituzionalità.
Sostengono che il signor M. G. era cessato dal servizio il 31 dicembre 1990, e che aveva spedito la raccomandata di interruzione della prescrizione il 27 dicembre 1995, pervenuta alla società il due gennaio 1996, e ricordano che, per quel che concerneva le notifiche a mezzo del servizio postale esse decorrevano da quando il richiedente presentava il plico all'ufficio notifiche.
Infatti, la Corte Costituzionale, con sentenza n. 477 del 26 novembre 2002, aveva dichiarato costituzionalmente illegittima la precedente normativa.
Secondo i ricorrenti perciò o si interpretava la normativa nel senso che per il lavoratore l'effetto della raccomandata decorreva dalla data della spedizione, ed allora la prescrizione era stata tempestivamente interrotta, oppure doveva essere sollevata eccezione di incostituzionalità, stando la disparità di trattamento tra gli atti notificati a mezzo dell'ufficiale giudiziario e gli atti giuridici, quali appunto la lettera di interruzione della prescrizione, spediti a mezzo di raccomandata.
1.2. Il motivo non è fondato.
L'atto con il quale, secondo la prospettazione difensiva, il signor M. G. avrebbe interrotto la prescrizione, è un atto stragiudiziale di messa in mora, che, come tale, ha carattere recettizio.
Come atto di natura negoziale produce i propri effetti dal momento in cui perviene a conoscenza del soggetto cui è destinato (art. 1334 c.c.), e si reputa conosciuto nel momento in cui giunge all'indirizzo del destinatario (art. 1335 c.c.).
1.3. D'altra parte, la violazione di costituzionalità prospettata dai ricorrenti è manifestamente infondata.
Con sentenza n. 477 del 20-26 novembre 1977 la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del combinato disposto dell'art. 149 c.p.c. e della L. 20 novembre 1982, n. 890, l'art. 4, comma 3, (Notificazioni di atti a mezzo posta e di comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari), nella parte in cui prevede che la notificazione si perfeziona, per il notificante, alla data di ricezione dell'atto da parte del destinatario anzichè a quella, antecedente, di consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario".
Come risulta però dalla lettura del testo, l'illegittimità parziale della norma sulle notificazioni a mezzo del servizio postale è stata dichiarata innanzi tutto per violazione dell'art. 24 Cost., vale a dire per mancato rispetto del diritto alla difesa in giudizio.
Questa esigenza non sussiste quando quello trasmesso a mezzo del servizio postale sia un atto stragiudiziale.
Il legislatore ha ritenuto di privilegiare, sotto questo aspetto, l'interesse del destinatario alla certezza del diritto (a sapere cioè se la prescrizione sia stata tempestivamente interrotta, oppure il rapporto sia ormai definito), rispetto all'interesse contrapposto del mittente ad interrompere la prescrizione, ma questa scelta non appare irragionevole in un equo contemperamento degli interessi contrapposti, perchè il mittente ha la possibilità di agire con la dovuta tempestività, e, per effetto del coordinamento tra gli artt. 1334 e 1335 c.c. e, non è strettamente necessario che l'interruzione sia effettivamente conosciuta dal destinatario, ma che la richiesta pervenga al suo indirizzo in tempo utile.
2.1. Con il secondo motivo di impugnazione i ricorrenti denunziano la violazione e falsa applicazione dell'art. 36 Cost., dell'art. 2099 c.c., del D.L. n. 317 del 1987 convertito in L. n. 398 del 1987, la motivazione carente e contraddittoria, ed, infine, la violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 e 1371 c.c. nell'interpretazione delle clausole relative al compenso per il lavoro all'estero.
Ricordano che l'indennità estero dei dipendenti Alitalia era composta di tre voci: il rimborso forfetario delle maggiori spese per la permanenza all'estero, il trattamento di missione, e una indennità di trasferimento nella misura di dieci giorni.
Secondo i ricorrenti, l'indennità di missione e il rimborso forfetario non erano legati a specifiche spese sopportate dal lavoratore, ma erano conseguenza proprio della permanenza all'estero per prestare l'attività lavorativa e perciò dovevano essere computate nelle mensilità aggiuntive, nell'indennità di anzianità prima e nel trattamento di fine rapporto poi.
Contestano l'affermazione contenuta nella sentenza impugnata secondo la quale nel loro atto d'appello essi stessi non avevano offerto argomenti su una violazione delle norme sull'interpretazione del contratto, nè avevano offerto elementi da cui desumere che il Tribunale avesse omesso di prendere in considerazione elementi rilevanti per la decisione o fosse incorso in una errata valutazione.
2.2. Il secondo motivo di impugnazione è inammissibile ed infondato.
E' inammissibile perchè ripropone una valutazione di fatto, sulla valutazione ed interpretazione delle disposizioni contrattuali collettive e sull'individuazione delle funzioni della cosiddetta indennità estero, e delle varie voci che la costituiscono, mentre questi apprezzamenti rientrano nel merito, e, come tali, non sono suscettibili, di per se stessi, di riesame in questa sede di legittimità.
Secondo la giurisprudenza di questa Corte, "con riguardo ai trattamento economico aggiuntivo attribuito da pattuizioni individuali al lavoratore che, alle dipendenze di datore di lavoro italiano, presti la sua opera all'estero, l'accertamento in ordine alla natura retributiva o meno dell'erogazione (in relazione alla sua funzione di corrispettivo della collaborazione dell'impresa, o di reintegrazione di perdite patrimoniali subite dal lavoratore a cagione delle particolari modalità esecutive della prestazione) è riservato al giudice di merito" (Cass. civ., 10 marzo 2004, n. 4945).
2.3. Nè sussiste il lamentato vizio di motivazione, in realtà la motivazione sul punto delle funzioni dell'indennità per il lavoro all'estero, svolto alle pag. 4-5 del testo della sentenza, appare puntuale, completa e convincente.
Nè può essere ritenuta vizio di motivazione la valutazione di carattere sintetico, contenuta nella sentenza impugnata, sull'inidoneità delle censure degli appellanti a scalfire le motivazioni contenute, sempre sullo stesso punto, nella pronunzia di primo grado.
3.1. Con il terzo motivo (denominato 2/A) i ricorrenti lamentano, in via subordinata, anche la violazione e falsa applicazione dell'art. 12 c.p.c., e la motivazione carente e contraddittoria su di una valutazione equitativa dell'indennità estero.
Secondo i ricorrenti il giudice d'appello avrebbe potuto effettuare una valutazione equitativa adottando - come richiesto - come criterio il 50% di quanto corrisposto.
3.2. Anche questo ulteriore profilo di impugnazione è inammissibile in quanto si risolve nella richiesta di un diverso apprezzamento di fatto.
E' anche infondato perchè la valutazione equitativa proposta non è prevista nè da norme di legge nè da disposizioni di carattere negoziale; nè, del resto, ne vengono indicate.
4.1. Con il quarto motivo (denominato 3/1) di impugnazione, riferito specificamente alle posizione dei signori F. e Fe., i ricorrenti denunziano la violazione e falsa applicazione dell'art. 414 c.p.c. per il giudizio di primo grado, nonchè degli artt. da 433 a 437 c.p.c. per il secondo grado del giudizio, e art. 429 c.p.c., ed, infine, la motivazione carente e contraddittoria.
Il giudice di appello aveva ritenuto che il signor F. ed il signor FE. non avessero svolto lavoro straordinario, e non aveva ammesso le prove (testimoniali e attraverso la richiesta produzione delle buste paga) proposte sul punto.
4.2. Il motivo è infondato.
Le prove testimoniali dovevano essere proposte tempestivamente, vale a dire, rientrando gli interessati signori F. e Fe. tra i ricorrenti, con il loro ricorso introduttivo in primo grado.
Gli interessati non allegano di averlo fatto, e già questo rende inammissibile la censura per difetto di autosufficienza.
In particolare le prove documentali, e specificamente le buste paga da cui sarebbe risultata l'effettuazione di lavoro straordinario, avrebbero dovuto essere prodotte tempestivamente dagli interessati signori F. e Fe.; al contrario il motivo fa riferimento alla "produzione di buste paga non depositate".
Ciò significa appunto che non erano state depositate tempestivamente, nè si allega in alcun modo che gli interessati si fossero trovati nell'impossibilità di farlo.
5.1. Con il quinto motivo di impugnazione (denominato 3/2) i ricorrenti deducono, sempre per quel che concerne le posizioni dei signori F. e Fe., la violazione e falsa applicazione dell'art. 2120 c.c. e della L. n. 297 del 1982, nonchè la motivazione carente e contraddittoria.
Lamentano che la sentenza abbia rigettato la domanda dei due lavoratori ritenendo che questi ultimi, avendo lavorato all'estero, non fossero sottoposti a turni fissi in base ai quali svolgevano con cadenze predeterminate lavoro straordinario e notturno.
I due interessati, invece, nei periodi in cui si trovavano in Italia avevano svolto i medesimi turni che imponevano lo svolgimento continuativo di straordinario e notturno.
Perciò avevano diritto, almeno per il periodo in cui si trovavano in Italia, al computo dell'indennità notturna e straordinaria sul trattamento di fine rapporto e sull'indennità di anzianità. 5.2. Anche questo motivo è infondato, o, quanto meno, inammissibile.
L'allegazione di fatto secondo cui i signori F. e Fe. avrebbero svolto solo un periodo della loro attività all'estero, e gli altri periodi in Italia impegnati in attività che comportavano la prestazione di lavoro straordinario e notturno secondo turni prestabiliti non trova, infatti, riscontri nell'accertamento di fatto contenuto nella sentenza impugnata (così come non ne trova la precedente allegazione di averlo fatto durante i periodi di servizio prestati all'estero), nè i ricorrenti allegano (a differenza di quanto concerne il motivo precedente) di avere offerto prove su questo punto.
6.1 Infine, con il sesto motivo di impugnazione (denominato 4) i ricorrenti denunziano la violazione e falsa applicazioni degli artt. 2120 e 2121 c.c. e la motivazione carente e contraddittoria.
Secondo il ricorso, che trascrive il dispositivo della sentenza ed una parte della motivazione (quella che concerne le posizioni dei lavoratori che prestavano la propria attività all'estero e con riguardo all'incidenza del compenso per lavoro straordinario sulla base di anzianità), vi sarebbe contraddizione tra i due testi.
Se si fosse ritenuto di dare la prevalenza al dispositivo la motivazione sarebbe stata carente e contraddittoria.
6.2. Anche questo ultimo motivo è infondato.
In realtà, la contraddizione lamentata non sussiste.
Nè per la verità, al di là della semplice materiale trascrizione delle due porzioni di testo asseritamente in contrasto, il ricorso spiega in che cosa consisterebbe la contraddizione, quali sono gli elementi che si contrapporrebbero tra loro in maniera non conciliabile (ragion per cui, oltre tutto, la censura è priva di autosufficienza).
Per la verità sussiste, invece, piena conciliabilità tra il dispositivo ed il testo della porzione di motivazione trascritta dai ricorrenti.
Proprio perchè i due testi (forse non perfetti tecnicamente) sono compatibili non sussiste, infine, neppure il lamentato difetto di motivazione.
7. Dato che tutte le censure non sono fondate, non lo è neppure il ricorso nel suo complesso, che deve essere rigettato.
Nel corso del giudizio si sono alternate pronunzie di segno opposto, e questo è indice dell'oggettiva difficoltà di una parte almeno delle questioni trattate.
Sussistono perciò giusti motivi per la compensazione delle spese del grado.
 
P. Q. M.
la Corte rigetta il ricorso, e compensa le spese

 


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